Il faro.

NON DEVO PERDERE DI VISTA L’OBBIETTIVO.

 

Mi preoccupavo di ciò che mi arrivava, di quanto mi arrivava.

Non mi rendevo conto di quanto ero io fortunata a poter dare.

Il quanto dare lo decidevo io ma il fine ultimo aveva il potere di decisione sul ricevere oppure no.

La fortuna dunque era che io avevo la possibilità di dare senza limiti, al fine ultimo che desideravo. Avrei potuto donare regali sentimenti o parole alla persona che sognavo, come se la realtà fosse diventata IL sogno, quello li’, quello che desideravo. Il sogno era sceso nella realtà e la realtà si era alzata ed era diventata sogno.

Ma come in tutte le storie e come in tutte le cose c’era un lato negativo, da cui ho imparato che può essere trasformato in un lato positivo, grazie al cambiamento che consente di modificare le nostre percezioni e quindi modi di vedere e pensare. Nella fortuna avevo una condizione da rispettare e quella era (secondo me) il lato negativo. La condizione era che potevo donare ma non potevo chiedere. Dare e basta, senza aspettative.

Non fu sempre facile ma quando avevo qualche dubbio avevo imparato un trucco. Era guardare sempre il faro, seguendo l’obbiettivo. Il faro illumina la costa per guidarti nel porto. Dove vedevo la luce andavo. Tutte le cose che mi davano serenità si trasformavano in piccoli fari e piano piano, seguendo sempre le belle cose, belle nel cuore, non mi rendevo conto di avvicinarmi al porto, il sogno.

Una volta arrivata nel porto, non avevo capito che dovevo comunque continuare a guardare le cose che mi facevano stare bene per restare li e stare bene. Allora ogni tanto uscivo ma stavo male, e più mi concentravo sulle cose che mi facevano stare male, più andavo nella direzione opposta al bene.

Avevo perso di vista il faro, il mio obbiettivo.

Appena ho capito questo, è bastato far tesoro delle piccole cose. Mi sono ritrovata a seguire di nuovo il faro. Dovevo accettare la condizione per poter proseguire verso quel porto. Fortuna è stata che avevo desiderato talmente tanto poter andare in quella direzione, che accettare la condizione mi venne naturale. Cosa che prima non era mai successa.

Grazie a questo lato inizialmente negativo, mi sono resa conto di aver cambiato il pensiero in meglio perchè pur di superarlo non ho mai cambiato idea sul mio sogno.

Ho un nuovo lato mio, quello della comprensione, un lato positivo.

La mia realtà si sta alzando per poter diventare il mio sogno.

 

 

NON DEVO PERDERE DI VISTA L’OBBIETTIVO.

 

Mi preoccupavo di ciò che mi arrivava, di quanto mi arrivava.

Non mi rendevo conto di quanto ero io fortunata a poter dare.

Il quanto dare lo decidevo io ma il fine ultimo aveva il potere di decisione sul ricevere oppure no.

La fortuna dunque era che io avevo la possibilità di dare senza limiti, al fine ultimo che desideravo. Avrei potuto donare regali sentimenti o parole alla persona che sognavo, come se la realtà fosse diventata IL sogno, quello li’, quello che desideravo. Il sogno era sceso nella realtà e la realtà si era alzata ed era diventata sogno.

Ma come in tutte le storie e come in tutte le cose c’era un lato negativo, da cui ho imparato che può essere trasformato in un lato positivo, grazie al cambiamento che consente di modificare le nostre percezioni e quindi modi di vedere e pensare. Nella fortuna avevo una condizione da rispettare e quella era (secondo me) il lato negativo. La condizione era che potevo donare ma non potevo chiedere. Dare e basta, senza aspettative.

Non fu sempre facile ma quando avevo qualche dubbio avevo imparato un trucco. Era guardare sempre il faro, seguendo l’obbiettivo. Il faro illumina la costa per guidarti nel porto. Dove vedevo la luce andavo. Tutte le cose che mi davano serenità si trasformavano in piccoli fari e piano piano, seguendo sempre le belle cose, belle nel cuore, non mi rendevo conto di avvicinarmi al porto, il sogno.

Una volta arrivata nel porto, non avevo capito che dovevo comunque continuare a guardare le cose che mi facevano stare bene per restare li e stare bene. Allora ogni tanto uscivo ma stavo male, e più mi concentravo sulle cose che mi facevano stare male, più andavo nella direzione opposta al bene.

Avevo perso di vista il faro, il mio obbiettivo.

Appena ho capito questo, è bastato far tesoro delle piccole cose. Mi sono ritrovata a seguire di nuovo il faro. Dovevo accettare la condizione per poter proseguire verso quel porto. Fortuna è stata che avevo desiderato talmente tanto poter andare in quella direzione, che accettare la condizione mi venne naturale. Cosa che prima non era mai successa.

Grazie a questo lato inizialmente negativo, mi sono resa conto di aver cambiato il pensiero in meglio perchè pur di superarlo non ho mai cambiato idea sul mio sogno.

Ho un nuovo lato mio, quello della comprensione, un lato positivo.

La mia realtà si sta alzando per poter diventare il mio sogno.

 

 

Risposta

  1. Leggere il messaggio recondito di una foto richiede di farsi “artista” e “filosofo” nel contempo, e allora emergono idee e intuizioni che entrano misteriosamente in sintonia con le immagini rappresentate.
    Nel contemplare il magnifico paesaggio le guglie che si stagliano dalle vette e dai crinali delle montagne mi sono apparse sia come veri e propri “fari di luce”, che come le guglie ardite di una cattedrale gotica.
    Sublime la considerazione che hai fatto all’esordio del tuo commento, Emanuela, comincio a credere che in coincidenza non casuale con il tuo nome Dio sia davvero con te in questi momenti! Si, è, vero, certo e verissimo che spendiamo un’intera vita ad aspettarci ciò che vorremmo ricevere dagli altri: per carità, entro certi limiti è un’aspirazione sacrosanta di ogni essere umano, ma quando si arriva alla consapevolezza che desiderio più grande è quello di dare, ebbene, siamo arrivati alla porta del Regno dei Cieli, che tradotto in parole più comprensibili significa raggiungimento di uno stato di coscienza superiore, dove lo spirito diventa protagonista del nostro cammino evolutivo.
    Altra sorprendente intuizione dell’Artista: nei momenti della vita in cui scendono le tenebre nella mente offuscata dalla confusione e dal dubbio, come il navigante bisogna prendere la luce del faro come punto di riferimento per mantenere la giusta rotta, e quella luce non può che essere l’intelletto superiore che illumina e traccia la via che conduce alla meta desiderata.
    Terza grande intuizione: concentrarsi sulle cose che ci fanno stare male è come attirare altre situazioni negative che non possono che peggiorare la nostra condizione. A quel punto, soffermarsi sulle piccole cose ci distrae dalle nostre afflizioni e ci aiutano a ritrovare la luce perduta. Si legge ne “Il Profeta” di Kahlil Gibran¬: “Nella rugiada delle piccole cose il cuore ritrova il suo mattino e si ristora”.
    Brava, Emanuela, ma ricordati: il nostro ego inferiore ci mette spesso a dura prova, il male insiste fino all’inverosimile per vedere fino a che punto ci lasciamo sopraffare dal demone della sofferenza; questo è l’esame più difficile, ma una volta intrapreso il cammino non bisogna demordere, anzi è proprio quando le forze e le situazioni avverse ci perseguitano che dobbiamo fare di tutto per rialzarci al più presto.
    E che dire della tua ultima frase? Quando riusciamo a trasformare la nostra realtà in qualcosa di più elevato e “reale”, il sogno diventa realtà, di fronte alla quale l’altra che credevamo la realtà svanisce come nebbia al Sole.

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