CAMBIAMENTI

E mi ritrovo qui a scrivere.

Sono cicli. scrivo, leggo, prego. Poi per un periodo quantificabile in mesi mi occupo di cose più concrete, dove l’ estro ha poco comando. Ma anche noi siamo fatti di cicli, dormiamo e siamo svegli tanto per cominciare, poi mangiamo e non mangiamo, lavoriamo e non lavoriamo…non facciamo sempre le stesse cose, ma poi torniamo inevitabilmente a farle. E’ un ciclo, un cerchio che si ricongiunge al punto iniziale, forse non sempre nello stesso decorso ma riviviamo comunque fasi della vita più e più volte.

Molte le viviamo con lo stesso atteggiamento, volente o nolente, altre cambiamo, e forse cresciamo proprio grazie ad esse. Avere un atteggiamento differente fa la differenza.

Quando qualcosa non ci piace è perché abbiamo un atteggiamento che da risultati che non ci fanno più piacere. La domanda è: perché prima ci piaceva ed ora non ci piace più? Perché ci siamo spostati e la visione di quel punto cambia, con esso cambia anche la prospettiva e quindi ciò che guardiamo. Allora possiamo fare uno spostamento per rivedere la stessa cosa ma in modo positivo come lo era prima, ma se questo vuol dire fare un passo indietro per non andare avanti e rimanere cosi senza crescere ( perché crescendo ci si alza ) allora no. Non credo che se le cose ci hanno portato a crescere sia giusto tornare indietro. E poi se continua a non piacerci pur tornando indietro vuol dire che non si può neanche tornare al punto di prima. A volte non è possibile rivedere e risentire le cose come le percepivamo prima. Quando si può solo andare avanti, si deve andare avanti. Bisogna sapere anche stare in equilibrio da un punto ad un altro, oppure bisogna saper perdere l’equilibrio, ma questo sarà un altro articolo.

I cambiamenti fanno parte della vita, accettarli cambiando con essi ci fa crescere. Tutto è in continuo cambiamento, nulla resta come era prima, in quel caso sarebbe una cosa morta, perché vita vuol dire crescere e con essa cambiare.

 

E mi ritrovo qui a scrivere.

Sono cicli. scrivo, leggo, prego. Poi per un periodo quantificabile in mesi mi occupo di cose più concrete, dove l’ estro ha poco comando. Ma anche noi siamo fatti di cicli, dormiamo e siamo svegli tanto per cominciare, poi mangiamo e non mangiamo, lavoriamo e non lavoriamo…non facciamo sempre le stesse cose, ma poi torniamo inevitabilmente a farle. E’ un ciclo, un cerchio che si ricongiunge al punto iniziale, forse non sempre nello stesso decorso ma riviviamo comunque fasi della vita più e più volte.

Molte le viviamo con lo stesso atteggiamento, volente o nolente, altre cambiamo, e forse cresciamo proprio grazie ad esse. Avere un atteggiamento differente fa la differenza.

Quando qualcosa non ci piace è perché abbiamo un atteggiamento che da risultati che non ci fanno più piacere. La domanda è: perché prima ci piaceva ed ora non ci piace più? Perché ci siamo spostati e la visione di quel punto cambia, con esso cambia anche la prospettiva e quindi ciò che guardiamo. Allora possiamo fare uno spostamento per rivedere la stessa cosa ma in modo positivo come lo era prima, ma se questo vuol dire fare un passo indietro per non andare avanti e rimanere cosi senza crescere ( perché crescendo ci si alza ) allora no. Non credo che se le cose ci hanno portato a crescere sia giusto tornare indietro. E poi se continua a non piacerci pur tornando indietro vuol dire che non si può neanche tornare al punto di prima. A volte non è possibile rivedere e risentire le cose come le percepivamo prima. Quando si può solo andare avanti, si deve andare avanti. Bisogna sapere anche stare in equilibrio da un punto ad un altro, oppure bisogna saper perdere l’equilibrio, ma questo sarà un altro articolo.

I cambiamenti fanno parte della vita, accettarli cambiando con essi ci fa crescere. Tutto è in continuo cambiamento, nulla resta come era prima, in quel caso sarebbe una cosa morta, perché vita vuol dire crescere e con essa cambiare.

 

Risposta

  1. Di un fenomenale è simbolico realismo è questa foto, Emanuela, e la sua genialità non si scorge subito, rimane astrusa per quel lasso di tempo che si prende la nostra ottusità mentale, fino a scorgerne il senso profondo non appena il nostro occhio interiore, come un obiettivo fotografico, la mette a fuoco. Il treno è il nostro percorso karmico tracciato dagli Aralim, i Signori del Destino, gli anelli metallici del cavalcavia simboleggiano l’andamento ciclico della nostra esperienza terrena. Ci troviamo infatti nella dimensione del transitorio, del relativo fugace, dell’impermanenza, dove regna la legge della polarità dualistica: il bene e il male, il bianco e il nero, l’uomo e la donna, il polo positivo e il polo negativo, la notte e il giorno. Anche noi umani, dal momento che ubbidiamo alle pulsioni del corpo astrale inferiore e alle logiche dell’intelletto ordinario, siamo soggetti ad alti e bassi; poi sentiamo il richiamo delle sfere superiori della vita cosmica e allora ci eleviamo in una ricerca più trascendentale e gratificante, salvo poi subire le sirene dell’ego inferiore e daccapo ci rituffiamo in esperienze allettanti, ma che lasciano un sottofondo di desolante amarezza. Alla stessa maniera si svolgono i corsi e i ricorsi della storia, finchè l’umanità, fattasi sapiente, il Bene abbraccerà per sempre abdicando al male.

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